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21 dicembre

Arrivata sul futon stremata ma davvero tanto contenta.
Ho visto poco di Kyoto ma per ora va bene così, mi rifarò in futuro, ora ne sono certa.
Già, perché per qualche minuto scesa dall’aereo ho avuto il terrore che ciò che avrei visto non avrebbe per niente corrisposto le mie aspettative.

Appena abbiamo sorvolato le prime isole nei dintorni del sud del Giappone sono stata colta da tutte le immagini che avevo del Giappone e alla vista del Fujiyama sono caduta in un silenzio religioso durato dall’aeroporto di Narita fino a Kyoto.
Il paesaggio era esattamente come nel mio immaginario ma una volta con i piedi per terra non so cosa mi sia accaduto. Edo mi ha detto “tutto mi sarei aspettato da te, qualsiasi reazione, ma non il silenzio” e in effetti è stato strano. Ma riflettendoci no.
Forse è stato un anno in cui tutto quello che ho fatto non mi ha dato un attimo di riflessione e di silenzio. E invece quello era il momento adatto per riprendere, osservando, immaginando, sperando.. Per un istante ho anche pensato che non riuscivo ad emozionarmi per il semplice fatto di averlo sognato talmente tante volte quasi vivendo il mio sogno che era come se ci fossi già stata. Come se fosse tutto familiare ma al contempo una novità assoluta.

L’ospitalità della nostra famiglia supera tutto ciò che mi potevo aspettare. Un giorno e poco più e già mi sento affezionata e mi dispiace moltissimo andare già via domani. La gentilezza poi è davvero così comune qui che spesso mi sono sentita fuori luogo e molto imbarazzata. Dalle persone che per la strada vedendoci con la cartina in mano si fermavano per aiutarci, alle persone a cui chiedevamo aiuto che facevano di tutto per trovare un modo per indicarci la via anche se non ne sapevano assolutamente nulla.
Avevamo paura che la cioccolata di Gay-Odin e il parmigiano non fosse di gradimento come regalo da donare al nostro arrivo, e invece è stato un successo.
Persone squisite, divertenti e dolcissime al contempo.

Le lacrime sono arrivate la mattina quando ho cominciato a vedere esattamente ciò che volevo appena usciti di casa alla luce del giorno: abitazioni, edifici e strade esattamente come dovevano essere.
I templi colmi di una poesia unica dove la filosofia zen, seppur lontana dalla nostra cultura, ti entrava nelle vene e non potevi far altro che ammirare calandotici con tutto il corpo e la mente. Il sole di primissimo mattino in quei giardini poi creava un atmosfera quasi surreale. Brividi fin dietro la nuca per tutta la schiena, ma non per il freddo..
Non ci sono molte parole per descrivere quei momenti.
Concordo con chi mi ha detto che questo è un viaggio da interiorizzare, al ritorno non sei ancora in grado di spiegare ciò che hai visto e vissuto. E ora capisco il perché.

Vi lascio alle foto che seppur fatte con una macchinetta che pian piano mi sta abbandonando riescono un minimo a trasmettere ciò che ho appena detto.
Troverete anche la vestizione che io e Edo abbiamo deciso di fare a Gion.
Have fun ;)

(alcune foto per adesso sono solo dal cellulare su facebook, appena ho un altro po’ di tempo comincio a mettere quelle della macchina fotografica anche su flickr)